Da aborto a migranti non soccorsi, a volte le legislazioni ostacolano la vita

C’è un «lavoro sporco della morte», diceva questa mattina il Papa nel suo discorso ai membri della Pontificia Accademia per la Vita (Pav) , denunciando l’esclusione e l’abbandono di cui spesso oggi sono vittime bambini, malati, anziani. Di questo lavoro a volte «anche le legislazioni possono essere complici» ha affermato monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pav, presentando in Sala Stampa vaticana – subito dopo l’udienza con il Pontefice – l’assemblea generale che prende via oggi fino a mercoledì 27 giugno, in Aula nuova del Sinodo, sul tema “Uguali alla nascita? Una responsabilità globale”.

Il riferimento dell’arcivescovo è ai casi di Argentina e Irlanda che recentemente hanno rafforzato la loro legislazione in materia di aborto. Su entrambe le questioni Paglia è intervenuto stigmatizzando questa «cultura della morte» che, avanzando, rappresenta una sconfitta. Come è intervenuto pure sul caso del piccolo Alfie Evans, il bimbo inglese affetto da una rara malattia neurologica morto lo scorso 28 aprile: «Anche quando non si può guarire si deve sempre curare. In questo senso non dobbiamo fare il lavoro sporco della morte», ha detto questa mattina interpellato dai giornalisti. «D’altra parte, la tentazione di dare alla tecnica la fonte della vita è un problema serio. Tutti i malati, nessuno escluso, vengano accompagnati e mai abbandonati».

Il presidente dell’Accademia vaticana ha osservato anche come oggi «crescono gli anziani nel mondo e mentre si assiste ad una corsa per legiferare sull’eutanasia, si registra e un fragoroso silenzio sulla crescita del loro abbandono. Oggi la globalizzazione richiede uno scatto di responsabilità e di etica. Se qualcuno si sfila dal patto per l’ambiente – ha sottolineato con evidenti richiami all’attualità – si sollevano ovunque proteste. Perché non accade lo stesso di fronte agli attacchi alla vita umana, ad esempio alle minoranze vessate in tutto il mondo?».

Da qui, un collegamento alla questione migratoria: «Non possiamo restare indifferenti a quello che accade nel Sud della Libia con tanti immigrati. Come facciamo a non essere responsabili di questo?» ha domandato Paglia, puntando il dito contro i centri di detenzione definiti qualche giorno fa dallo stesso Papa Francesco «i lager dei trafficanti».

«La vita è sempre da difendere se non vogliamo che la morte continui indisturbata il suo “lavoro”» ha concluso, annunciando anche che, nell’ambito delle attività della Pontificia Accademia per la Vita, c’è anche la proposta di «un incontro sul fine vita delle tre religioni monoteiste».

VATICAN INSIDER